Riflessioni storiche sotto il sole d’Agosto…

I comunisti hanno combattuto e sconfitto definitivamente il nazi-fascismo, mentre le liberal-democrazie lo lasciarono agire indisturbato (dal momento che, tutto sommato, poteva essere utile scatenare la sua furia contro l’URSS), fino a che non rappresentò un pericolo anche per loro.

I liberal-democratici poi riabilitarono tutti gli ex dirigenti fascisti e utilizzarono i gruppi eversivi neo-fascisti, durante la strategia della tensione, per mettere fuori gioco i comunisti e scongiurare un possibile governo di sinistra.

Infine, i liberal-democratici decisero che nazi-fascisti e comunisti sono la stessa cosa, perché entrambi intolleranti e totalitari, quindi bisogna mettere fuori legge entrambi.
Oggi invece tutto ciò che minaccia il pensiero unico delle élites dominanti, il loro ordine globalista, la sacra legge del neoliberismo, è tacciato col marchio infamante di populismo, il nuovo nemico da combattere.

Basta Euro! Basta Ue! Basta Nato!

Perché bisogna uscire dall’Euro, dall’Unione Europea e dalla Nato?  Intanto perché la moneta unica ha soltanto facilitato un’Europa a trazione germanocentrica. La Germania ha affrontato con successo la crisi dell’Eurozona. In Europa si è formato un centro, rappresentato dalla Germania, e più nello specifico dal complesso industriale tedesco. Soprattutto il settore automobilistico e chimico, che è molto focalizzato nell’esportazione. Attorno a questo centro si stano formando una serie di periferie. All’inizio della crisi nell’Eurozona si parlava di una sola periferia. Ed era corretto. Ora invece esistono più periferie. E in questo l’Italia è importante, perché si trova a metà strada tra questo nuovo centro e le periferie. L’Italia sta ancora soffrendo la crisi, ma è anche l’unico paese in Europa che ha un complesso industriale che può competere con la Germania. Molto più della Francia che ha distrutto le sue industrie e ha sofferto un profondo processo di finanziarizzazione dell’economia negli ultimi decenni.
Esistono due tipi di periferie, una è quella dei satelliti della Germania, si tratta di Paesi che possono fare parte dell’Euro o no, come la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e parte dell’Austria. Paesi che sono collegati direttamente al processo industriale tedesco. Questo è il centro produttore europeo. Che sta iniziando ad attrarre altri paesi come la Romania e l’Ungheria. L’economia di questi paesi dipende sempre di più da come funziona il settore automobilistico tedesco.

L’altra periferia è quella del sud: la Grecia, la Spagna, il Portogallo, una parte dell’Italia. Sono paesi che dispongono di un forte settore pubblico, hanno alti livelli di disoccupazione, sono economicamente poco competitivi e non hanno una struttura industriale che possa competere a livello internazionale. E, dato importante, sono membri dell’Euro. Che è la ragione per cui non sono competitivi. Il loro ruolo è quello di fornire mano d’opera alle industrie tedesche.
E’ la Francia? Il ruolo della Francia in questa “nuova” Europa è quello di essere un paese del centro, ma non ha la forza industriale per competere con la Germania. Ha perso la partita con i tedeschi all’interno dell’Euro. A medio o lungo termine sarà subordinata alla Germania. La Francia tuttavia rimane un Paese potente, ma che cosa potrà fare Macron per competere economicamente con la Germania? Potrà anche stringere migliori rapporti con Merkel rispetto a Hollande o rinforzare la presenza militare francese nel mondo, ma non cambierà nulla. Per di più il suo programma economico contiene esattamente ciò che vogliono i tedeschi: salari più bassi, riforma del lavoro, privatizzazioni. L’unica speranza per la Francia in questo contesto è rafforzare il suo sistema finanziario è lì che ha dei vantaggi importanti. Ecco spiegato il perché di un banchiere all’Eliseo!
Chi ancora crede che l’Euro sia stato in qualche modo un fattore di protezione dell’Europa o non ha capito nulla di quel che è successo negli ultimi anni o è completamente ossessionato dall’Euro. L’Euro è stato un disastro per la capacità dell’economia europea di affrontare lo shock della Grande Crisi del 2007-2009. Ha ingigantito i suoi effetti, ha aggiunto altri problemi e ha devastato ogni settore dell’economia. L’Euro è stato un fallimento totale in questo senso.

Bisognerebbe piuttosto riflettere sul fatto che l’Euro ha permesso alla Germania di trasformarsi nel paese dominante in Europa. Questo è il vero significato dell’Euro. La moneta unica ha permesso a Berlino di dominare il mercato europeo e di convertirsi in un paese esportatore a livello globale capace di penetrare nel mercato cinese o in quello statunitense. E di convertirsi in proprietaria di asset finanziari. I risultati che ha dato l’Euro sono esattamente il contrario di quello che ci si aspettava.
E la Brexit è stata in un certo senso una reazione alla trasformazione dell’UE in un’istituzione che protegge e maschera il potere tedesco. Una reazione causata dalla perdita di sovranità. È importante perché segnala una risposta che viene dal basso al nuovo potere che sta emergendo in Europa. La volontà di separarsi da questo nuovo impero. Le difficoltà che il Regno Unito sta vivendo in quest’ultimo anno mostrano quanto ciò sia difficile. Ma guai a sottovalutare la forza del capitalismo britannico: in Europa ci sono solo tre capitali che contano: Mosca, Berlino e Londra. E Londra lo sa!
In Grecia Syriza pensava ingenuamente che, vincendo le elezioni e governando la Grecia, poteva cambiare la UE da dentro. E Tsipras ha fallito. E non perché la Grecia è un piccolo paese. Probabilmente sarebbe stato lo stesso per qualunque governo di sinistra in Spagna o in Italia. Rispetto a qualche anno fa, però, ora si è capito perché le cose sono andate così, appunto per la nascita di una nuova struttura di centro-periferia in Europa, con un centro che domina e che non permette nessuna dissidenza. Chi da sinistra vuole davvero cambiare le cose deve iniziare a combattere le istituzioni europee e a crearne di nuove, ma prima bisogna uscire da questa Eurozona!
I corpi transnazionali dell’Unione Europea lavorano contro gli interessi dei lavoratori e dei governi di sinistra e mantengono la gerarchia esistente in Europa. Sono questioni cruciali perché vanno al cuore di cosa può essere il socialismo. A questo deve aggiungersi un programma economico anti-neoliberale e anticapitalista: nazionalizzare la banca, potenziare gli investimenti pubblici, rafforzare il Welfare State. Se si pensa che si possano raggiungere questi obiettivi cambiando l’UE, significa che non si è capito nulla di ciò che è successo negli ultimi dieci anni. È impossibile. Bisogna combattere i meccanismi dell’Unione Europea e il potere della Germania.
Il progetto di Unione Europea si trova a fare i conti con la crisi e la competizione globale,  utilizzando le misure di austerity per scaricare tutte le conseguenze di queste contraddizioni sui lavoratori e i settori popolari, negando ogni autodeterminazione dei popoli sul loro futuro.

In molti paesi si vanno sviluppando movimenti popolari e democratici che si battono contro il lavoro flessibile e per l’aumento dei salari, dicono basta con i diktat delle istituzioni politiche e finanziarie, chiedono il ripudio del debito, il superamento dell’Unione Europea, l’uscita dalla gabbia dell’euro e dalla Nato, lo stop ai negoziati del Ttip. In alcuni paesi questi movimenti sono espressione delle forze progressiste, dei sindacati e dei movimenti sociali, in altri sono invece i partiti della destra nazionalista e xenofoba. Ma i primi hanno come obiettivo la giustizia e l’emancipazione sociale, i secondi la guerra tra i poveri e contro i più deboli.

E’ giunto il tempo di collegare le forze politiche, sociali, sindacali e antifasciste,  intorno a soluzioni alternative rispetto a quelle misure antipopolari e antidemocratiche imposte dalle oligarchie e dall’Unione Europea in un clima dove più pericolose si fanno le tendenze alla guerra. Le forze di classe e progressiste dei paesi euromediterranei,  più devastati dai diktat imposti da Ue, Bce, Fmi e Nato, devono collegarsi a agire comunemente: per uscire dalla gabbia dell’euro; per superare l’Unione Europea costruita sull’Europa dalle classi dominanti; per uscire dalla Nato; per bloccare definitivamente il Ttip.

Per dare un futuro di pace e benessere ai nostri figli!

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