Piddini avvisati…

Un certo Alcide De Gasperi, statista democristiano al quale non vanno certo le mie simpatie politiche, scriveva ai suoi colleghi politici: “Badate che nella vita pubblica non importerà tanto quello che voi direte, ma quello che voi sarete, e se dimostrerete sempre una grande coerenza tra le nostre idee e il vostro comportamento, non solo nelle cerimonie e nei comizi, ma nella vita familiare, nella vita privata, nella vita di relazione”.
Non dicano insomma i nipotini piddini di Roma, di Bari e di Galasmile che i loro avi di Piazza del Gesù non li avessero avvisati…
In questi 60 anni chi lo ha ascoltato? In pochissimi, tra i politici di oggi, ma anche tra noi cittadini, che in qualche modo li abbiamo scelti, tollerati, molto spesso lusingati e idolatrati oltremodo…
Ma i tempi sono cambiati, finalmente, e sono in molti, adesso, quegli elettori attenti e smaliziati che questi cali di tensione li notano e si ricordano bene le promesse urlate dai palchi e documentate sui social, ma disattese clamorosamente il giorno dopo.
I cittadini hanno imparato a segnare il conto, quello che presentato tutto insieme al momento opportuno manderà a quel paese, in default, un’intera classe dirigente serva della finanza, incapace di progetti a lungo termine, che tira a campare e che cerca rimedio nell’unico modo che conosce: trovando le solite scorciatoie demagogiche…de_gasperi

Per un turismo di qualità…

Ogni anno glorifichiamo qualche tratto di costa con le bandiere blu, le vele… e altre cazzate varie certificate da diverse associazioni ambientali. È vero abbiamo una grande fortuna, un mare e una costa meravigliosi, ma non possiamo non interrogarci sul cattivo stato di salute di molti tratti di litorale lungo i quasi mille chilometri di costa pugliese. Dagli anni 80 ad oggi siamo stati disastrosi. Vogliamo continuare così? Se vogliamo dare un futuro ai paesaggi costieri pugliesi occorre un progetto integrato, altrimenti non lamentiamoci della sabbia erosa e delle spiagge che scompaiono, dei cordoni rocciosi che crollano e qualche volta ci scappa anche il morto, dei 50 km di costa salentina interdetta alla balneazione. Se vogliamo dare un futuro a questo territorio e pensare ad un turismo di qualità occorre pianificare con criterio gli interventi sulla costa e nell’entroterra.

Il debito come strumento di Governo

Nelle stesse settimane in cui tutto il sistema politico-mediatico cercava di convincere l’opinione pubblica che Alitalia non potesse essere salvata, che in quarant’anni fossero già stati spesi sette miliardi di denaro pubblico, proprio nelle stesse settimane il governo versava nelle casse di Banca Intesa cinque miliardi di denaro pubblico per rilevare le attività di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. In altre parole una banca privata, quale è Intesa San Paolo, fagocitava due concorrenti dirette acquisendole coi soldi dello Stato, pagando di tasca propria la simbolica cifra di un euro. Contestualmente, sempre il governo e sempre tramite soldi pubblici, garantiva per altri dodici miliardi di euro le eventuali perdite a cui andrà incontro Banca Intesa nel caso di ristrutturazione delle attività delle due banche incorporate.

“Non possono essere lasciati soli i correntisti!”, ammoniva il duo  Gentiloni&Padoan, applauditi da tutto il circo liberale che così giustificava la vicenda: “altrimenti sarebbe stato peggio!”.

Nell’ultima legge di bilancio veniva stanziato un finanziamento di 2,7 miliardi di euro pubblici per la ristrutturazione e l’allargamento dell’Aeroporto di Centocelle, luogo dove dimora il Comando operativo interforze, cioè il comando Nato più importante del paese. Contestualmente, il governo stanziava 56 milioni di euro in tre anni per “le periferie”.

Tra il 2014 e il 2017, secondo le parole di Yoram Gutgeld – parlamentare Pd e commissario alla “Spending Review” – sono stati operati 30 miliardi l’anno di tagli alla spesa pubblica. Si tratta, più o meno, del 2% del Pil ogni anno, per un totale, in questo triennio, di circa 90 miliardi di euro pubblici “risparmiati”. Nonostante ciò, nonostante l’avanzo primario del saldo finanziario del paese sia in attivo da più di un ventennio, molto più in attivo addirittura di quello tedesco, in Italia il debito pubblico continua a crescere quotidianamente, battendo record su record. Questi esempi, tra i tanti che si possono fare, confermano la natura tutta politico-ideologica del debito come strumento di governo della popolazione.

I soldi pubblici ci sono e vengono continuamente investiti e sperperati. Il problema non è “quanto” il governo spende, ma “come”. E’ il lavoro ad essere scomparso dal novero degli obiettivi politici. Ogni forma di keynesismo ha come conseguenza l’abbassamento della disoccupazione, il modello europeo ordoliberale, al contrario, sperpera costantemente denaro pubblico, ma questo neanche indirettamente ha la possibilità di creare lavoro.

Questa è una delle contraddizioni decisive di quest’epoca, e la spiegazione non risiede unicamente nella sostituzione di lavoro manuale umano con lavoro robotizzato. Al fallimento di un’impresa privata non sopraggiunge più un commissariamento pubblico, ma il passaggio di questa ad un’altra impresa privata. Il passaggio, oltretutto, non avviene più accollandosi i debiti dell’azienda inglobata, ma questi vengono ripagati dalle finanze pubbliche.