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La Gran Bretagna oggi avvia la procedura di uscita dall’UE. L’ex primo ministro conservatore David Cameron, dal 23 giugno, giorno della sconfitta al referendum, è sparito dalla circolazione, non lo si vede più da nessuna parte Proprio come accade da noi in Italia, dove accettare la sconfitta non va proprio di moda. Renzi, Bersani, D’Alema, Berlusconi, sono ancora lí, attaccati al potere come cozze patelle sugli scogli.

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Per un internazionalismo progressista

Solo ora la grande stampa si è accorta che, quando l’elettorato tromba clamorosamente  con il 60% una riforma costituzionale promossa da un solo partito di governo, questo non può restare senza conseguenze, che vanno ben al di là delle dimissioni del governo. Se poi aggiungiamo che alla sconfitta referendaria ha allegramente concorso anche una parte minoritaria del partito in questione, è abbastanza logico aspettarsi una scissione in quel partito, soprattutto se da quelle parti è una consuetudine in voga dal lontano 1921…

Nel frattempo a incasinare le cose è giunta una sentenza della Corte Costituzionale che ha affossato il tanto vituperato sistema elettorale denominato Italicum introducendo un imperfetto sistema proporzionale che non determina, ma facilita, un processo di ridefinizione identitaria dei partiti. Per cui è altamente probabile che la scissione del Pd metta in moto una sorta di reazione a catena per cui a questa scissione seguiranno quelle di altri partiti, sino a ridisegnare la mappa dell’intero sistema politico. Ed è quello che, per ora, è successo a sinistra con le scissioni incrociate di Sel e del Pd, la comparsa del campo progressista di Pisapia, la nascita di Si, la nascita di nuove correnti nel Pd in cerca di conSenso...

In questo bing bang del sistema dei partiti, giocano anche dinamiche di lunga durata: il 2016 è stato una sorta di anti-1993. Vi ricordate lo sciagurato referendum di Segni-Occhetto-Pannella che sanzionò la fine della Prima Repubblica e la nascita della seconda? Ebbene il referendum del 4 dicembre ha sanzionato la fine della Seconda Repubblica, ma è superficiale quanto ardito dire, come molti opinionisti e sedicenti intellettuali fanno, che abbia decretato la restaurazione della Prima e il ritorno dell’aristocrazia partitica al potere.

In primo luogo la storia conosce poche restaurazioni e sempre di breve durata, ma soprattutto perché la legge elettorale contribuisce a modellare un sistema politico, ma solo interagendo con altri aspetti del sistema costituzionale e, più in generale, del sistema sociale e politico e qui ci troviamo in un’epoca assai diversa da quella del 1993, di quella di Mani Pulite...

Vero è che anche questa è stata una solenne bocciatura di una classe politica, ma se nel 1993 questo avvenne sul terreno della corruzione, oggi la stroncatura avviene sul terreno dell’incapacità di gestire la crisi e, prima ancora, la globalizzazione. Queste formazioni politiche liberali e socialdemocratiche moderate non sono state in grado di capire o meglio non hanno voluto capire quello che accadeva e produrre idee adeguate a fronteggiare questi fenomeni.

E adesso in cosa possiamo sperare? Che quella internazionale progressista, diciamo anche quel movimento di populismo democratico che si è manifestato a livello mondiale con Bernie Sanders alle primarie americane, con l’affermazione elettorale di Podemos in Spagna, con la candidatura di Hamon in Francia e col movimento politico paneuropeo DiEM 25, creato dall’ex ministro delle finanze greco Varoufakis, abbia anche nel nostro Paese dei validi interpreti ed interlocutori nei partiti per scrivere una nuova agenda politica che superi il filo spinato dell’austerità e rimetta all’ordine del giorno le esigenze e i bisogni dei popoli e non quelli delle banche, delle oligarchie economiche e della speculazione finanziaria.

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