Il Movimento Cinque Stelle deve cambiare!

movimento-cinque-stelle-2Le critiche che sto per muovere non sono quelle pregiudiziali e malevole di un avversario, di un nemico ostinato, ma di un elettorale che vorrebbe un cambio di rotta del movimento in cui crede per un’alternativa di popolo all’attuale crisi politica del Paese.

Sin qui la creatura di Grillo e di Casaleggio ha avuto un successo clamoroso e senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana, ha conquistato una quota molto consistente di elettorato, che ha mantenuto per 4 anni ed oggi è uno dei due partiti che possono competere per il governo.

Questo successo si è basato essenzialmente su una ragione di fondo: il Movimento 5 Stelle ha svelato la finta alternativa fra due forze speculari come il Pd e Forza Italia, entrambe espressioni di una casta impresentabile, ed ha posto più in generale il problema della pessima qualità delle nostre classi dirigenti.

E questo ha fatto confluire le simpatie di settori molto diversi di elettorato delusi dei rispettivi partiti, dalla Lega e dall’ex An fino a Rifondazione Comunista e a Sel: una confluenza varia tenuta insieme dalla magia della protesta e dalla furba strategia di non dichiararsi né di destra né di sinistra per non scontentare nessuno, ma senza il cemento di una cultura politica nuova che fondesse le diverse anime. Alla crescita del M5s hanno contribuito i vari Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e, più di tutti, il bullo di Firenze, Matteo Renzi. Senza la loro illuminata opera di governanti, Grillo e Casaleggio, da soli, non sarebbero andati da nessuna parte.

Detto questo, i problemi veri iniziano ora. Il M5s ha fatto diverse battaglie di opposizione molto apprezzabili, come quella sul job act, quella contro la “buona scuola, la “riforma” costituzionale o quella della Banca d’Italia, e di questo non gli si dà atto quanto meriterebbe, però, fare opposizione è una cosa e governare è un’altra e non è affatto automatico che, quando gli altri cadono, tu sia pronto ad esser l’alternativa.

Costituirsi in alternativa di governo richiede molte altre cose: la fantasia per non calcare sempre le stesse strade fallimentari e inventarne di nuove, la conoscenza di un mondo che cambia velocemente, la capacità tecnica di prospettare alternative concrete ed articolate e non vuoti slogan, la visione organica dei problemi con una visuale a 360°, l’individuazione del nemico con cui scontrarsi e i possibili alleati da trovare, una squadra affiatata e capace, una organizzazione vasta e diffusa in grado di reggere il consenso.

Tutte cose che il M5s oggi non ha. Con la scissione del Pd e con la nascita di altre forze politiche progressiste e di sinistra è iniziato un processo di ridefinizione dell’offerta politica che obbligano Di Maio e compagni a dover modificare la loro offerta, renderla ancora più appetibile e “positiva” se non si vuole essere scavalcati dai fatti.

Il movimento ha avuto ragione nel denunciare l’impresentabilità delle classi dirigenti attuali, ma non ne ha ancora costruita una di ricambio. Tutto si è risolto in un processo a chi ha governato che, alla fine, ha rigettato la stessa idea di gruppo dirigente, sostituito da un casuale succedersi di “cittadini qualunque” nei posti istituzionali a disposizione.

Chi pensa che la cuoca Voghera possa fare il ministro degli Esteri non ha capito niente. Quel posto – come tutti gli altri dall’Economia alla Giustizia, dai Lavori Pubblici all’Istruzione – richiede una preparazione specifica. Mettere un incompetente in un posto particolarmente importante e delicato può produrre disastri inimmaginabili . Il crimine maggiore compiuto da Pd, Forza Italia, Lega eccetera è stato quello di aver distrutto la stessa idea di competenza, con i loro governi zeppi di personaggi esperti solo nel far carriera.

Dunque, il problema è quello di formare una classe dirigente espressa dal movimento, ma per costruire, formare, selezionale una classe dirigente degna di questo nome, bisogna avere un’organizzazione in grado di farlo.  Certo, l’organizzazione in quanto tale contiene il rischio della burocratizzazione che bisogna combattere come la peste, ma questo non significa che si possa fare a meno dell’organizzazione, anche perché l’esperienza insegna che non c’è peggior burocrate del burocrate spontaneista.

Dunque, l’organizzazione ci vuole e il web non la può sostituire, il vero punto debole del M5s è proprio l’assenza di organizzazione. Si facciano i congressi, si confrontino piattaforme programmatiche alternative, pensate a quello di Podemos celebrato alcune settimane fa. E poi c’è  la questione della selezione dei candidati: il metodo on line fu una trovata della vulcanica fantasia di Casaleggio, di fronte allo scioglimento anticipato delle camere, che prese il M5s alla sprovvista. La cosa funzionò abbastanza, anche se poi un quarto degli eletti è finito in disgrazia, espulso, a volte, per futilissimi motivi. Neanche il vecchio Pci filosovietico arrivò a tanto…

Il M5s non ha una organizzazione sul territorio, salvo piccoli nuclei fanatici sproporzionati alla massa elettorale che riceve, e rischia di soccombere di fronte ad una clientela ben organizzata.

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2 pensieri su “Il Movimento Cinque Stelle deve cambiare!

  1. Il problema è: il M5S vuole davvero governare? Ha davvero bisogno di una classe dirigente per andare al governo? C’è chi sostiene – vedi l’economista Alberto Bagnai- che il m5s è il piano del capitale! Infondo attacca lo Stato al pari delle forze liberiste: no al finanziamento pubblico ai partiti (il privato che ha ingerenze nella politica è meglio?), si al TAGLIO della SPESA che chiamano SPRECHI ( i risparmi fatti sulla pelle di tutti NON sono la soluzione), SI all’UE addirittura associandosi al gruppo ALDE, Si all’euro (il referendum è pura propaganda), … si potrebbe continuare a lungo, ma il quadro è già abbastanza desolante così: nel m5s ci sono certamente persone oneste e valide, ma il fine di chi lo ha creato è usarlo come arma di distrazione di massa e valvola do sfogo a favore del mantenimento del sistema.

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