Al voto subito!

Il popolo italiano ha scelto in modo inequivocabile che la Costituzione non si debba toccare. E la spinta democratica è stata così forte da costringere il volubile Presidente del Consiglio Renzi a dimettersi obtorto collo. Ergo, per la gente normale, vuol dire votare. Perché il senso politico profondo di quel responso, di quel solenne vaffanculo al governo è:  vogliamo decidere noi, cazzo!
Peccato però che la Carta in vigore dal 1948 dice invece che non è il popolo a formare l’Esecutivo, che non si vota quando il popolo lo desidera, che un premier non è scelto dalla gente, né ha mandato popolare. Illusione, quest’ultima, originata dalla scelta di Silvio Berlusconi di mettere il proprio cognome sulla scheda, generando un ologramma dell’elezione diretta mai ratificata dalla Costituzione. E così, adesso, scopriamo che dopo la Caporetto di Renzi al referendum, oltre che all’ospedale le liste d’attesa ci sono pure alla Corte Suprema di Cassazione
Sono mesi che i giudici tengono nel cassetto la legge elettorale dello scandalo, l’Italicum, e a poche ore dalla caduta del governo, nel pieno della malattia cronica della democrazia, anziché far passare davanti il paziente moribondo, già in preda al virus dilaniante e deformante del populismo, pensano bene di irritarsi delle critiche e farsi Natale, Capodanno, Epifania prima di fissare la Tac che potrebbe salvarci la vita. Regalandoci due mesi di bufera politica…
Come, invece, si deve dimostrare agli italiani che è stato compreso il messaggio profondo delle urne e tentare, così, di rimettere pace fra popolo e politica?
Nell’unico modo possibile: portando il paziente in sala operatoria, andando a votare, esigenza democratica più che politica se si vuole completare il percorso referendario…
Non si deve andare alle urne, perché lo chiedono a gran voce Renzi, Salvini o Grillo. Ma esattamente per la ragione opposta: va chiuso il vulnus che aprì il governo di Mario Monti – dopo mesi di anestesia anale totale in cui ci siamo fatti fottere dal professore ritenuto un guru infallibile -, che proseguì con Enrico Letta – il jolly scelto da Napolitano su volere della Troika dopo il sostanziale pareggio delle politiche – e poi culminato con il Renzi che twittava #enricostaisereno…
All’ex sindaco di Firenze l’Italia può perdonare tante cose, giuste o meno giuste, ma non dimenticherà l’asserzione “mai al governo senza elezioni”. Quando poi invece accettò l’incarico con una manovra di Palazzo e di partito…
Per non allargare la ferita fra Palazzo e piazza, se non vogliamo un’altra campagna elettorale costruita solo sulla demonizzazione di chi non la pensa come noi, senza invece un serio dibattito in grado di generare progetti di lunga durata, dobbiamo dare la parola agli italiani. Subito!

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